I dipinti
All’interno della struttura potete soffermarvi ad ammirare alcuni preziosi dipinti che incorniciano e arredano caldamente le sale della residenza.
“Adorazione del Vitello d’Oro“
cm 120 x 170, olio su tela
Nel quadro è rappresentata la scena dell’adorazione idolatrica del Vitello d’Oro da parte degli Ebrei, avvenuta mentre Mosè si trovava sul Monte Sinai per ricevere da Dio le Tavole della Legge. La condanna che Mosè inflisse ai colpevoli fu durissima, essi furono condannati a bere l’oro fuso della statua pagana. Esempio di punizione esemplare conseguente al grave peccato di sfiducia in Dio. Questo soggetto iconografico si basa sul testo biblico dell’Esodo e fu molto rappresentato, insieme a quello del Passaggio del Mar Rosso che invece era esempio di grande fiducia in Dio, nell’ambito della cultura figurativa controriformistica, in particolare nella prima metà del ’600.
Il dipinto, sia per il tema che per la composizione e i colori, può essere quindi databile a questo periodo. Per gli stessi elementi e per alcuni particolari paesaggistici, l’attribuzione potrebbe essere data ad un pittore veneto della cerchia di Giulio Carpioni . La disposizione scenografica dell’Adorazione potrebbe farci azzardare il nome di Giuseppe Alabardi degli Schioppi, artista ben poco noto, ma al tempo stimato pittore della famiglia veneziana dei Mocenigo e scenografo di Claudio Monteverdi.
“Lo Sposalizio della Vergine“
cm 160 x 110, centinato, olio su tela

Nel quadro è rappresentata la scena tratta dai Vangeli Apocrifi dello sposalizio della Vergine secondo un’interpretazione originale che vede la composizione esaltata dalla struttura architettonica che fa da sfondo. E’ molto interessante il gioco della luce argentea che illumina i personaggi, tanto vicina alla sensibilità dei Puristi e dei Nazareni che lavorarono in Umbria alla metà dell’800, in particolare nel santuario della Madonna della Stella a Montefalco.
“Io”
di Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534)
Olio su tela, cm 163 x 71
Vienna,Kunsthistorisches Museum 
Faceva parte del ciclo “Gli Amori di Giove“ commissionati al Correggio da Federico II Gonzaga per farne dono a Carlo V in occasione della sua incoronazione a Bologna nel 1530. Forse però questi dipinti non furono portati a termine in tempo,per cui rimasero a Mantova fino alla seconda metà del ’500.
Questa serie mostra l’interesse del Correggio per la trasformazione degli elementi secondo la rielaborazione della filosofia neo-platonica e secondo le fonti classiche.
Il ciclo comprendeva:
“DANAE“, Galleria Borghese-Roma
“LEDA“, Musei Statali-Berlino
“IO“, Kunshistorisches Museum-Vienna
“GANIMEDE“, Kunshistorisches Museum-Vienna
Insieme a ”DANAE”, il dipinto “IO” è documentato a Milano nel 1584 in casa dello scultore aretino Leone Leoni che li aveva ricevuti in dono da Filippo II di Spagna,o li aveva acquistati da un suo cortigiano. Si fa anche l’ipotesi che lo scultore li avesse acquistati direttamente dal Correggio.
Nel 1603 le due opere furono portate a Praga presso l’imperatore Rodolfo II che le aveva acquistate da Pompeo Leoni a Madrid. Da questo momento le vicende dei due dipinti divergono.
“IO” dal 1621 è a Vienna insieme al “GANIMEDE” di cui è considerato il pendant.
A mio avviso queste due tele furono ridotte nel senso della larghezza forse per adattarle ad uno spazio fra porte e mobili,come sovente accadeva.
Si parla di copie di tutti i dipinti del ciclo degli amori di Giove,eseguite a Madrid alla fine del ’500 da inviare a Praga dall’Imperatore.Non tutti gli storici del’arte sono d’accordo su questo punto.
Come narra Ovidio nelle Metamorfosi, IO era la figlia di Inaco,un Dio fluviale,primo re di Argo.
Giove si innamorò di lei e la sedusse sotto forma di grande nube nera. Giunone, che si rese conto di tutto,furibonda, trasformò la giovane in una giovenca, mettendole come custode Argo dai cento occhi. Giove inviò Mercurio a liberarla, ma solo dopo molte vicessitudini la stessa Giunone le fece riprendere le sembianze umane.
M.Giuseppina Malfatti Angelantoni

















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