Storia

nel contesto storico/artistico del territorio di Massa Martana

La sua storia

La chiesa di San Pietro sopra le Acque, e l’annesso convento dei Frati Minori Riformati (Francescani), occupano un posto particolare nel contesto storico/artistico del territorio di Massa Martana, sia per l’antichità della fondazione che per la bellezza del sito nel quale nascono, oltre che per la ricchezza di opere d’arte che racchiudono.

La denominazione “Sopra Le Acque” deriva dall’essere stato il luogo sempre ricco di acque sorgive alla base del muraglione roccioso che delimita il sito a nord.

Non esiste purtroppo a tutt’oggi una documentazione esauriente per la ricostruzione della storia di questi monumenti, iniziando le fonti storiche a parlare del complesso di SAN PIETRO SOPRACCQUA solo dal momento della ricostruzione della chiesa e della fondazione del convento nei primi decenni del secolo XVII, in un periodo di relativa floridezza per tutto il territorio massetano, che dipendeva direttamente da Roma, essendosi Massa emancipata da Todi.

Questo legame con Roma si fa sentire fortemente, e positivamente, anche sui nostri due edifici per la larghezza nei finanziamenti e per lo stile adottato nella decorazione e negli arredi della chiesa e del convento.

Gli studi più recenti sono quelli di Francesco Campagnani, giovane studioso di storia locale. Una memoria scritta del 1717 ci informa che, nell’anno 1614 per costruire l’attuale chiesa di San Pietro, venne abbattuta una cadente antichissima chiesetta abbaziale, così indicata in un documento del 1275.

La chiesetta antica occupava il sito del piazzale e del portico antistante la facciata della chiesa attuale, presumibilmente con orientamento est-ovest, in posizione ortogonale rispetto a quella ora esistente, come farebbero intendere alcune lastre incise rilevate in situ e recuperate dall’attuale proprietà. Queste pietre si trovano attualmente in un piccolo antiquarium privato.

Cronache

Le cronache del tempo, riportate nella memoria sopra citata, parlano di grandi lavori di bonifica eseguiti prima della costruzione della chiesa, prevista su terreno boscoso e ricco di acque.

Spesa fatta per detta fabbrica scudi 5836

Le cronache

Segue un estratto delle memorie del direttore dei lavori.

“A dì 19 Febraro 1614. Il Convento di S.Pietro sopra Acqua, o vero si vuol chiamare sopra Acqua, havendo io Hercole Astancolli fatto fare da fondamenti, e la facciata dinanzi e fino a mezzo Convento cavati li fondamenta fino a 22 e 25 piedi sotto, dove si è trovata quantità d’acqua che abbondava talmente che non vi è possuto vedere che fondamenta fosse (…)

E la muraglia di detto convento resta sotto terra più che di sopra e per la profondità delle fondamenta, si anco per la grossezza di detta Muraglia. (…)

E fu cominciata ad habbitare detto convento et offitiare in manco di cinque Anni e continuamente si è venuto perfetionando detto Convento di Suppellettoli.

Spesa fatta per detta fabbrica scudi 5836”

Narrano inoltre del trasporto solenne avvenuto l’8 dicembre 1624, nella chiesa ormai terminata, di una sacra immagine della Vergine che si trovava nella cappelletta di un casale sulla strada “dalla banda di Todi” e verso la quale la gente nutriva filiale devozione.

Grande promotore e sostenitore di tutti i lavori della chiesa e forse della costruzione, o ristrutturazione, dell’edificio conventuale, fu il cardinale romano Marcello Lante al tempo vescovo di Todi, che volle portare a San Pietro una comunità di Francescani Riformati in sostituzione dell’indebolita collegiata costituita al tempo da un priore e quattro canonici. Questi vennero dal vicino Busseto.

Il Cardinale, prima di iniziare il lavoro, volle ascoltare il parere dei rispettivi Superiori della Riforma (ramo dei Francescani), perché a loro voleva affidarlo.

Il Custode del tempo fece recapitare questa domanda a tutti i Superiori locali Riformati dell’Umbria: “Volendo l’Ill.mo Cardinale Landi, Vescovo di Todi fabbricarci un Convento in una sua chiesa detta S.Pietro, vicino alla terra di Massa, quando però si contentino i frati; Perciò si dimanda: S’accetta detto Convento?

Le risposte furono tutte affermative e ci fu chi ne specificò il motivo: “Perché il Cardinale è stato sempre benevolo verso la Riforma.

Un elegante stemma in pietra posto sul portale della chiesa (in origine forse era all’interno) ricorda l’opera generosa del vescovo. Purtroppo questo stemma è stato rubato recentemente e se ne sono perse le tracce. Appena sotto il sito dello stemma, sopra l’ingresso alla chiesa, l’Arme in pietra del Cardinal Landi con questa iscrizione:

“Marcellus Lantes Romanus Cardinalis Amplissimus et Episcopus Tudertinus, Beneficetissimus Coenobium hoc suis sumptibus , Fondandum et perficiendum Curavit"

(An. Dom. 1618”)

Sono noti dai documenti pervenutici, i nomi dei responsabili e dei capimastri del cantiere di San Pietro. Fra questi vi sono massetani e todini, ma anche lombardi. Costoro provvidero anche alla regolamentazione delle acque, alla sistemazione del bosco ed alla recinzione di tutto il complesso.

Date le dimensioni del convento possiamo pensare che si svolse qui a San Pietro un’intensa attività pastorale e missionaria secondo la Regola dell’Ordine Francescano Riformato, a beneficio della comunità del territorio di Massa Martana.

Tra le volontà del Cardinale Landi poste come condizioni ai Francescani, vi erano queste: “adempiano al di loro obbligo sì con l’ascoltar le Confessioni, visitare ai moribondi e predicare particolarmente per le Feste quelle Cose che addita il novo Concilio Romano Lateranense.” e di non far mancare il numero stabilito di religiosi nel convento.

 Nel secolo XVIII, come avvenne un po’ dappertutto nel mondo cattolico, la comunità dei frati si ridusse fino alla soppressione al tempo della dominazione napoleonica ed alla definitiva abolizione nella seconda metà del secolo scorso (XIX secolo) in base a leggi rigide e anticlericali dell’Italia unitaria.

Il complesso, chiesa e convento, fu allora scisso in una parte demaniale (la chiesa) e un’altra comunale (il convento) che è stato, per alcuni decenni, la scuola del paese.

Dagli Anni ’60 del Novecento il convento è diventato proprietà privata e l’acquirente ha cercato di restituire vita al complesso oramai fatiscente, con restauri, ristrutturazioni e abbellimenti riguardanti non solo il convento, ma anche la chiesa, ed il bosco.

Documentazione

Come si può però, senza sostegno documentale, ricostruire la storia più antica di questo insediamento?

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